Comunicare è sempre persuadere
Del perché non dobbiamo smettere di ragionare sulle storie
Buongiorno ♡
Due giorni fa ho tenuto una formazione bellissima, insieme alla mia cara Sabina Eleonori, responsabile della sezione scuola di Terre di mezzo. Destinatari erano un gruppo di docenti (che spaziavano dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di I grado) radunati intorno alla splendida opera portata avanti dalla biblioteca di Sacile (PN).
Sabina ed io abbiamo creato un percorso che muoveva da una ‘banale’ evidenza, e cioè il fatto che, sin dal grembo materno, bambine e bambini entrano in relazione con voci narranti ed ognuno dei passi del loro sviluppo cognitivo ed emozionale è sancito dalla capacità di orientarsi nello spazio delle cose. Le storie - da ascoltare e da leggere, in condivisione con l’adulto e poi in autonomia - agiscono infatti come oggetti miracolosi: esse sono portatrici di ordine e struttura e quindi insegnano come poter mettere ordine al caos che ognuno sente dentro sé e che osserva nel mondo.
Durante le due - intense e partecipate - ore dell’incontro, abbiamo ragionato insieme sullo sviluppo della competenza narrativa, che va perciò a coinvolgere tutte le agenzie formative con le quali i bambini entrano in contatto. Non soltanto scuola, quindi, ma anche famiglie, biblioteche e tutti i luoghi nei quali il bambino e la bambina si trovano a trascorrere parte del loro tempo a partire dai primissimi mesi di vita.
L’area sulla quale mi sono concentrata (puoi ben immaginarlo!) coinvolgeva gli aspetti successivi dello sviluppo cognitivo del bambino; mi interessava soprattutto mettere in evidenza come essi trovino ragionevolezza e verifica negli studi sull’origine evolutiva della capacità/attitudine di H. sapiens di raccontare storie.
Sono molti gli anni, ormai, che mi vedono coinvolta in questo ambito; poco modestamente avevo voluto persino “mettere nero su bianco” ciò che, della questione, poteva risultare utile alla didattica. Rimango convinta (anzi, se possibile, me ne convinco ogni giorno di più) che un docente che si prende carico - preferirei dire “ha a a cuore” - dell’educazione alla narratività (alias “competenza narrativa”) è un docente che desidera mettere a fuoco gli essenziali della propria disciplina, tanto da renderli risorse esistenziali per i suoi alunni.
Troppo enfatico? Assolutamente NO.
Come siamo fatti (a livello cerebrale ed emotivo) e come siamo diventati (a livello di storia evolutiva) sono ormai dati scientifici incontrovertibili, dei quali la didattica di tutte le discipline può (DEVE?) decidere di avvalersi, in modo da favorire:
1) la comprensione degli oggetti disciplinari da parte degli studenti
2) il fatto che essi possano appropriarsi - mettendolo a servizio del proprio Sè - di quello sguardo particolare sul mondo che è la disciplina stessa
Per un caso fortunatissimo, qualche giorno prima dell’incontro con bibliotecarie e docenti avevo avuto l’immensa fortuna di ascoltare il prof. Francesco Ferretti, ordinario a UniRoma3 di Filosofia e Scienze cognitive del Linguaggio.
(se deciderai di leggere quel mio testo ti renderai conto del debito formativo che provo nei confronti del lavoro di ricerca del professore…)
Nell’excursus compiuto da Ferretti circa l’inevitabilità del linguaggio in H. sapiens, ho rinvenuto un aspetto - quantomai legato alla didattica - che mi sembra interessante riportarti.
Nel controverso e fiorente dibattito scientifico sulla vexata quæstio dell’origine del linguaggio, fondamentalmente si oppongono due visioni:
1. la comunicazione umana è trasmissione di informazioni
2. la comunicazione umana è persuasione
Pensa allora a quale abisso - di postura didattica, mi verrebbe da chiamarla - esiste tra l’adesione (inconscia, probabilmente) all’una o all’altra visione teorica. Si tratta di un abisso che può essere brevemente riassunto dalla seguente antinomia:
Sono in aula davanti ai miei studenti allo scopo di trasmettere loro informazioni
Sono in aula davanti ai miei studenti allo scopo di convincerli che ciò di cui stiamo parlando abbia ragionevolezza e coerenza. Cioè: sono in aula davanti ai miei studenti allo scopo di farli CAPIRE
Tant’è che noi, infatti, in classe utilizziamo ed educhiamo ad utilizzare lo strumento principale della persuasione, che è l’argomentazione razionale, la quale a sua volta si fonda sulla maestria nell’uso delle categorie logico-sintattiche del linguaggio (soprattutto verbale, ma non solo!).
C’è di che perdere la testa, non credi?
O innamorarsi…
Buone giornate a te ♡
(ci sentiamo presto perché ho alcune idee che aspettano di vedere la luce)



